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ARTE E CULTURA

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Sicilia, terra di bellezze naturali incomparabili, ma anche di arte e cultura.

In quest’isola, uomini provenienti da tutto il Mediterraneo hanno infatti scelto, lungo i secoli, di stabilire la loro dimora, trasformandola in uno scrigno di tesori architettonicicaltagirone.

Un palcoscenico su cui sfilano gli stili e i linguaggi più vari, in un intreccio che genera combinazioni sorprendenti come gli stucchi palermitani del Serpotta, il più grande scultore del settecento italiano, l’“Annunciata” di Antonello da Messina e il suo “Ritratto dell’Ignoto Marinaio”, le grandi tele messinesi e siracusane di Caravaggio, le statue del Gagini e i busti del Laurana. E poi le invenzioni architettoniche del Vaccarini e del Gagliardi, i costruttori che riedificarono la Sicilia sud orientale in forme che coniugano il rigore delle città ideali del Rinascimento e la fantasia del Barocco, anticipando di secoli soluzioni urbanistiche come le strade larghe e le piante radiali cui si ispirerà persino la Parigi ottocentesca. In queste città – grandi e piccole, dell’interno o costiere – nacquero i campioni della cultura siciliana come Consolo, Sciascia e Bufalino. È necessario rammentare il posto della Sicilia nella letteratura italiana del secolo appena trascorso? Da Giovanni Verga a Federico De Roberto, da Luiiblagi Capuana a Giuseppe Antonio Borghese, da Luigi Pirandello a GiuseppeTomasi di Lampedusa, da Elio Vitttorini a Vitaliano Brancati a Elsa Morante, senza contare i poeti Salvatore Quasimodo, Lucio Piccolo, Angelo Maria Ripellino, né gli autori ancora in vita, Giuseppe Bonaviri, Andrea Cammilleri, Maria Attanasio, Iolanda Insana, Emanuele Schembari, Giovanni Occhipinti, Aldo Gerbino, più della metà di quanto di nuovo è stato scritto in Italia proviene dalla Sicilia. Goethe, raccontando il suo viaggio in Italia, scriveva che “Senza conoscere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.

La storia della Sicilia non vive solo nei monumenti e nei musei: un’occasione speciale per conoscerla a fondo sono le feste popolari, jpgmomenti di esaltazione collettiva in cui lo spirito dei siciliani, le loro usanze si esprimono in modo straordinario. Nell’economia rurale delpassato, il culto del Santo rappresentava l’unico punto d’incontro tra poveri e ricchi, nobili e artigiani. Ancora oggi, al centro di ogni festa non c’è il soprannaturale, ma l’umano, in una splendida commistione di sentimenti quotidiani. Il barocco dona lo scenario ideale a questa religiosità, offrendo emblemi, mascheroni, cupole, mentre la Chiesa ha inglobato nei ceramichesuoi culti miti e leggende antecedenti il Cristianesimo, eliminandogli aspetti deleteri delle antiche tradizioni. E tuttavia, interpretare le feste popolari come superstizioni significa fraintenderne l’essenza.I siciliani credono nei Santi quasi più che in Dio, si riconoscono in loro, aspettano da loro un conforto sincero. Chi abbia partecipato ai riti della Settimana Santa a Ibla, Caltagirone, Ispica, alla festa de A Maronna Vasa Vasa di Modicala domenica di Pasqua, alla festa di jpgSant’Agata a Catania del 5 febbraio, alla rievocazione del martirio di San Giorgio a Ragusa l’ultima domenica di maggio, a U fistinu di Santa Rosalia di Palermo a metà luglio, non dimenticherà mai quest’esperienza di fede e – perché no? – di folklore. Chi non l’ha fatto, non ha che da contattarci. Perché la Sicilia sia sempre una festa!Wonderful Sicily vi aspetta per accompagnarvi in questa splendida avventura!!!!!